La conversione di Paolo

GiacomoMessa

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


OMELIA

Come sono belle le parole della lettera di Paolo, della “Prima lettera di Paolo ai Corinzi”, quando dice che l’annuncio del Vangelo, che la necessità che a lui si impone di annunciare il Vangelo, di annunciare quello che per grazia a lui è stato rivelato, che la necessità che gli s’impone di annunciare il Vangelo non è una sua iniziativa: “Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa, ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato”.
Così si esprime anche in questa espressione il cuore di Paolo: non è una sua iniziativa annunziare il Vangelo, non può essere una sua iniziativa, sarebbe ultimamente una sua invenzione.
Non può essere neppure un’iniziativa dell’apostolo annunciare il Vangelo, è un incarico, è un incarico che gli è stato affidato.
È il Signore, è il Signore che prende l’iniziativa. È il Signore che sempre prende l’iniziativa.
Come è dolce, come è pieno di conforto questo fatto che è Lui, che è Lui che prende l’iniziativa, che è Lui che ha preso l’iniziativa di rivelarsi, di rivelarsi a Paolo, è Lui che ha preso l’iniziativa, risorto, di farsi vedere ai suoi apostoli, è Lui che ha preso l’iniziativa: se non si fosse fatto vedere ai suoi non lo avrebbero potuto testimoniare.
Siccome Lui ha testimoniato ai suoi facendosi vedere ai loro occhi, facendosi toccare dalle loro mani, mangiando con loro, siccome Lui ha testimoniato di essere vivo, Lui ha preso l’iniziativa di farsi vedere vivo, allora è vera anche la loro testimonianza, hanno soltanto testimoniato quello che hanno visto.

È Lui che prende l’iniziativa, anche per Paolo se sulla via di Damasco non si fosse a lui rivelato, non lo avesse chiamato: “Paolo, Paolo, perché mi perseguiti?”, “Chi sei?”, “Io sono Gesù che tu perseguiti”, se non avesse preso Lui l’iniziativa… “Se colui – dice Paolo – che mi ha scelto fin dal seno di mia madre, non si fosse degnato di rivelarmi il suo Figlio…”, ha preso Lui l’iniziativa. Allora, ripeto, come è dolce, come è confortante che anche per l’apostolo, anche per Paolo l’annuncio del Vangelo è un’iniziativa di Gesù.

Ma quella umanità di Paolo, lo pensavo prima vedendo le sedie vuote, quell’umanità di Paolo rende così evidente che l’iniziativa è del Signore.
Quando scrive: “La porta del Vangelo mi era aperta”, ma siccome non era confortato dalla presenza di Timoteo e Pietro, perché Pietro e Timoteo non erano ancora giunti, non aveva neppure la forza di annunziare il Vangelo.
È l’iniziativa sua che giunge fino a confortare il cuore, che giunge fino a rendere dolce la sua presenza al cuore, senza questo conforto del cuore, Paolo, l’apostolo Paolo, non aveva neppure la forza di annunziare il Vangelo.
Ha reso evidente, per la sua debolezza, Paolo ha reso evidente nella sua umana debolezza, ha reso evidente come fosse vissuto d’altro, ha reso evidente che l’iniziativa era del Signore.
Ha reso evidente proprio nel suo essere incapace, incapace di annunziare il Vangelo se il cuore non era confortato, se il cuore non era confortato dalla presenza di altri sul cui volto e nel cui cuore la grazia, la dolcezza della grazia brillava. La sua debolezza, il fatto che era un nulla, “io sono un nulla”, così scrive nella seconda ai Corinti, il fatto dell’apostolo Paolo “Ero un nulla” ha reso evidente alla Chiesa del Signore, per sempre, fino a quando il Signore ritornerà, ha reso evidente che l’iniziativa era sua.
Era sua anche a livello umano, era sua anche per il fatto che se Lui non conforta, se Lui non conforta il cuore, se Lui non conforta con la presenza di altri che confortano, se Lui non conforta, Paolo non ha neppure la forza, non ha neppure la forza di annunciare il Vangelo.

Così in questa debolezza si rivela pienamente la Sua potenza: “Ti basta la mia grazia”.
Come è stato vero per Paolo che a Lui è bastata la sua grazia: “Ti basta la mia grazia perché nella tua debolezza si rivela pienamente la mia potenza”.