IV DOMENICA DI PASQUA

GiacomoMessaDal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


OMELIA

sabato 24 aprile 2010 [Scarica]

Questa domenica di Pasqua l’immagine che la chiesa presenta davanti a noi è l’immagine di Gesù Buon Pastore. Ma la liturgia di oggi, di Lui, Buon Pastore, indica soprattutto il termine, il termine di questo prendere in braccio la pecorella smarrita, che siamo ciascuno di noi, di prenderla in braccio e di portarla.

Veni, Domine Jesu, veni ad me, quaere me, inveni me, suscipe me, porta me.

Come nella vita questa preghiera di sant’Ambrogio diventa sempre più reale.
Come è necessario che venga a me, come è necessario che mi cerchi e mi trovi, come è necessario che mi prenda in braccio, suscipe me, come è necessario che mi porti, porta me.
Come le pecore piccole piccole, gli agnellini piccoli piccoli che il pastore prende in braccio secondo la promessa del profeta, come è necessario che il Buon Pastore prenda in braccio, come è necessario che non ritardi a venire, perché se ritarda, se ritarda uno si smarrisce, se ritarda a venire, momento per momento, se non viene subito, se non viene nell’istante presente uno si smarrisce.

Come è necessario, come è necessario che prenda in braccio questa povera pecorella smarrita.

Ma oggi, dicevo, la liturgia di questo prendere in braccio indica il termine ultimo. Si chiama Paradiso, si chiama vita eterna, si chiama Paradiso.
Come dobbiamo pregare che il Signore doni il desiderio del Paradiso. È solo Lui che può infondere il desiderio del Paradiso, è solo il Signore che può infondere il desiderio della felicità per sempre, quando per sempre saremo presi in braccio, quando nessuno, nessuno ci può strappare dalle sue mani. Così oggi sia la prima che la seconda lettura ce lo descrive. Parlano della vita eterna: “Sono, dice, dice Gli atti degli apostoli, sono giunti alla fede, hanno ricevuto la grazia della fede coloro che erano destinati alla vita eterna”.
E poi Giovanni nell’Apocalisse descrive l’immagine del Paradiso, di questa moltitudine immensa che sta davanti al trono, avvolti in veste bianca. E dice anche il perché le vesti sono bianche, il perché l’anima è pura, sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole bianche nel sangue dell’agnello. Hanno lavato le loro vesti rendendole bianche nel sangue dell’agnello, per questo stanno davanti al trono e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio, non avranno più fame né avranno più sete, perché l’agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e siederà alle fonti delle acque della vita, e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.

Il Signore doni a ciascuno di noi, doni a ciascuno di noi la vita eterna, per la sua bontà, diciamo nell’Atto di speranza, per la sua bontà e per i meriti di Gesù Cristo, noi speriamo da te la vita eterna.
Noi speriamo da te il Paradiso, noi speriamo da te, da te la felicità per sempre, per la tua bontà, per i meriti: qui Giovanni parla del sangue, per il sangue di tuo Figlio, speriamo la vita eterna, e qui in questa vita speriamo da te le grazie necessarie per meritare la vita eterna con le buone opere, le tue grazie, le grazie necessarie, perché quando ci prendi in braccio, quando ci incontri, ci sollevi, ci prendi in braccio e ci porti, quella è la grazia necessaria per meritare la vita eterna, con le buone opere che debbo e voglio fare, così l’Atto di speranza.

Così chiediamo al Signore, chiediamo alla Madonna, che questa speranza fiorisca sempre più nel nostro povero cuore.